A grande richiesta: un classico di Altan del 2009, oggi più attuale che mai.
Sorry, the lifestyle you ordered is currently out of stock.
Banksy
12 dicembre 1969.
Il giorno in cui la giovane Repubblica Italiana perse definitivamente l’innocenza.
Il quinto stato alle soglie del 2012
Ognuno ha i suoi miti e i suoi eroi, negli anni in cui comincia a rendersi conto del mondo che ha intorno. In quel periodo dell’adolescenza in cui tutte le sensazioni sono amplificate dal fatto che tu stesso stai cambiando.
Uno di quei miei miti era senz’altro Socrates. Il dottore. Arrivato alla Fiorentina con l’aura di campione particolare, addirittura laureato in medicina, quando la maggior parte degli altri calciatori faticava (fatica) a distinguere un congiuntivo da un condizionale.
A Firenze non dimostrò mai del tutto il suo valore, solo brevi squarci di genio. Colpi di tacco illuminanti, ma anche movimenti di una lentezza unica.
Gli altri correvano. Lui fermo. Immobile. Quasi fosse un filosofo epicureo in mezzo al campo. Per poco pare che non gli abbiano fatto fare la famosa corsa del Viale dei Mille, che ha reso famoso Desolati, inseguito con intenzioni belluine dagli Ultras della Fiesole.
Ebbe il tempo di diventare anche un personaggio mediatico, un goal a Zoff nella storica Italia-Brasile 3-2, e anche se non presente fisicamente nel film, fu uno dei personaggi chiave dell’Allenatore nel pallone con Lino Banfi, campione di incassi e cult di chi ha vissuto gli anni ‘80.
Socrates ci ha lasciati stamattina, in una clinica di Rio. E a me è scesa una lacrima.